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  • Immagine del redattoreLaura Spadoni

La verità è che siamo pesci rossi in un Domopak.

Aggiornamento: 18 nov 2018


Le nostre vite si possono riassumere tutte, indistintamente, in un simpatico gioco delle parti con ruoli intercambiabili, passeggeri, un mix simpatico di interpretazioni pretenziose, per nascondere una verità condivisa: siamo tutti pesci rossi intrappolati in un domopak.

Passiamo il nostro tempo a tessere rapporti più o meno complessi, alla ricerca della felicità duratura, alla pari di quella che prova il bambino che alla festa della parrocchia di quartiere ha vinto una boccia piena di acqua e vita conquistata con fatica al tiro alla fune, ignorando completamente la verità dei fatti, ovvero, che siamo tutti il pesce rosso al suo interno, che ancora si domanda perchè diavolo, nonostante stia nuotando da ore spingendosi oltre ogni confine ed appellandosi a sforzi che dire sovraumani - o sovranimali - è dir poco, si ritrovi sempre al punto di partenza.


"Che poi, questo dannato punto, quale diamine sarà?! E chi è questo essere deforme con fauci grandi, e sprovvisto di un dente nell'arcata superiore, che fa intorbidire le acque ogni volta che fa un passo nella mia stessa direzione?!"

Un'insolita caratteristica dei pesci rossi è la capacità di porre quesiti estremamente interessanti, interrogativi che scavano nell'intimità, e pungolano nel profondo. Domande che, se ci immaginassimo pesci rossi quali siamo, ricorderemmo di aver rivolto a noi stessi quando proviamo a muoverci, ci muoviamo, eppure restiamo sempre là, nello stesso punto, e allora avvertiamo la fastidiosa sensazione di vuoto e insensatezza, e d'improvviso tutto si agita. Come quando un bambino senza un dente ci avvicina a picchettare sul vetro di un acquario.


Siamo tutti pesci rossi con quel lieve difetto di memoria e, va sempre a finire che, passa un minuto oppure una vita intera, e dimentichiamo di esserci posti le domande, di aver avuto intuizioni, barlumi. Peccato. O per fortuna. Perchè come tutti i pesci rossi, trascorriamo le ore a girare vorticosamente in una boccia del diametro di venti centimetri, con la convinzione di esserci spinti chissà quanto in là nell'universo. Se siamo pesci nati sotto una buona stella, pesci privilegiati si intende, e abbiamo la fortuna di respirare, scampati al sacchetto di plastica trasparente per surgelati, legato a nodo stretto.


In definitiva, tutti siamo pesci rossi intrappolati in un domopak, in costante ed affannosa ricerca della nostra meta, di un punto d'arrivo, ed in perpetuo conflitto con il tormentoso e diabolico ripresentrasi dell'indefinito, seppur familiare, punto di partenza.

Ed ogni nostro perchè ha come risposta solo: granulato industriale, mangime che piove dal cielo quando le acque in cui nuotiamo prendono ad agitarsi, come colti da un'emozione improvvisa, esplosa senza preavviso. Bramosi di una ricompensa inaspettata, seppur attesa, sempre ferma lì nel profondo, come una malattia, voluta da un gigante buono di cui non sappiamo l’identita, con l’animo tenero, da benefattore, che ci concede qualche momento sporadico di approvvigionamento per i nostri cuori stanchi del monotono movimento ciclico.


Giochiamo al gioco delle parti, per mascherare lo smarrimento, il nostro desiderio di spingerci oltre, la nostra incapacità a ricordare la Strada. Ma siamo tutti pesci rossi intrappolati in una boccia, innamorati del misterioso scorrere oltre il vetro, così follemente accecati che delle volte capita che,


pluff


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