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  • Immagine del redattoreLaura Spadoni

La sindrome dello sguardo abbassato


Dicono che quando una persona nasconde il proprio sguardo o tende a non guardare gli altri, esprime timidezza e sensibilità accentuata.


Dicono che in casi come questo, si tratti di una persona dall’emotività esagerata, di una persona con il fragile stampato in fronte, quindi debole.


Ma con tutto il rispetto, mi sento di dissentire.


Io credo tutt’al più che chi tiene lo guardo basso abbia capito davvero qual è la vera forza da mostrare a questo mondo.


Chi tiene lo sguardo basso, lo fa per allontanare i ladri di felicità e le loro grinfie da tutti i sogni, le speranze e le idee, esposti al di là del vetro dell’iride, oltre il riflesso del cristallino.


Chi tiene lo sguardo basso si assicura che nessuno rompa il vetro e acceda di straforo nel magazzino di tutte le cose importanti, dove sono stipati tutti i pensieri, le convinzioni, i ricordi, i volti, le scene di vissuto, le gioie, i malumori che nel tempo sono rimasti incastrati nella retina come pesci alla rete.

Quindi chi abbassa lo sguardo si assicura che il deposito di ciò che ha valore non venga violato e saccheggiato da mani avide ed egoiste.


Insomma lo sguardo basso è come un sistema di sorveglianza sempre attivo.

Il lasciapassare che disinnesca l’antifurto, è una certa familiarità che dà accesso ad aree più o meno ampie del privato, della grandezza di una vita intera oppure della durata di un battito di ciglia.


Turisti, ultimi arrivati, viandanti solo di passaggio. Loro al massimo possono provare con un atto che ispira fiducia per accaparrarsi l'ingresso per un tour organizzato. Qualche occhiata fugace studiata, tra il "piacere io sono...", il "ciao come stai?" e "arrivederci".


Tutto il resto è solo ascolto. La libertà è una concessione di accesso illimitato e libero solo alle parole e solo dai padiglioni auricolari, dove è più facile sottoporre lo scanning e il debugging alle manifestazioni delle altrui buone intenzioni.

Credo perciò che la sindrome dello sguardo abbassato, più che una sindrome, debba piuttosto essere considerata un sistema anti-malware, letteralmente “un programma contro programmi con cattive intenzioni”, adottato da chi manifesta grande forza di volontà e il coraggio di sapersi proteggere, anche a costo di privare di elementi la vista.


Un programma di sopravvivenza, insomma.

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