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  • Immagine del redattoreLaura Spadoni

Siamo nate nella parte fortunata del mondo

Aggiornamento: 22 ago 2021


Siamo nate nella parte fortunata del mondo.

Perché è così che fa questo pianeta bipolare: a noi si presenta come Jakyll, altrove agisce come Hyde.


In questa parte di mondo che abitiamo, quella fortunata insomma, le luci calde che esplodono all’orizzonte sono silenziose e quando irradiano il cielo niente cambia, nulla trema, noi non tremiamo, al massimo avvertiamo lievi oscillazioni, scosse leggere leggere sulla pelle, un solletico sulle braccia, brividi di commozione.


Perché l’epicentro è sempre nella parte sfortunata del mondo, là dove invece crolla tutto: case, città, giustizia, sogni, speranze.

Eppure, spesso, ce lo dimentichiamo dov’è che viviamo e ci lamentiamo per gli inestetismi, per la nostra schiena ingobbita dal peso dei sogni adagiati nel fondo di uno zaino pesante che sin da bambine ci trasciniamo appresso, dimenandoci tra i banchi prima e tra scrivanie, tavoli di lavoro e laboratori poi.


“Se solo quello zaino fosse meno pesante e i libri più leggeri”, recitano in coro le voci delle nostre madri apprensive, attente al benessere delle loro figlie, perché poverine se ne son dimenticate, hanno rimosso, cancellato che siamo nella parte fortunata del mondo e che qui, noi, abbiamo l'opportunità di farci schiacciare dai sogni di vita, mentre lì lontano, nella parte più sfortunata, il solo diritto è sopportare in silenzio il peso della morte che come un macigno preme sui muscoli doloranti, cuore compreso.


In quella parte del mondo lì, ci si ingobbisce del rimpianto di non essere altrove.


Intanto noi qui ci lagniamo per il nostro volto che senza veli ci impone di mettere in bella vista le nostre imperfezioni. E lavoriamo sodo, lavoriamo fiere per nascondere la nostra unicità dietro a un burqua di makeup, diete e clichè, per omologarci ad una platea di donne che agiscono come questa parte del mondo qui si aspetta che facciano.


Mentre nella parte meno fortunata del mondo, c’è chi sogna di svestirsi per mostrare la propria anima al mondo.

C’è una donna che sogna di indossare un costume da bagno, uno qualunque, uno e basta, poco importa colore, trama o tessuto.

c’è una donna che immagina di passeggiare sulla spiaggia, in solitudine, in compagnia di chi vuol lei, quando le va. Di cantare a squarciagola la sua canzone preferita, di confondere la sua voce con lo sciabordio delle onde, guardare la luce calda lontana, che irradia l'orizzonte e per una volta pensare:


“Proprio bella, questa parte di mondo qui”.




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