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  • Immagine del redattoreLaura Spadoni

Pirandello aveva predetto Facebook

Aggiornamento: 4 dic 2018



Gli altri vedevano in me uno che non ero io quale mi conoscevo; uno che essi soltanto potevano conoscere guardandomi da fuori [...] Una vita nella quale, pur essendo la mia per loro, io non potevo penetrare

- Luigi Pirandello. Uno, nessuno, centomila


(i followers)


Esiste il mondo, e poi, anche una realtà parallela. Un mondo fisico ed uno metà-fisico, un mix di reale e ideale. Una dimensione in cui, per accedere hai bisogno di chiavi, e - se te ne dimentichi - potrebbe non esserci un fabbro abbastanza abile da lasciarti accedere.


Esiste il mondo reale, e poi, anche una realtà mondiale, in cui le distanze si fanno piccole, l'universo è un maglione di cachmere dopo una centrifuga impostata male e tutto è possibile.


Esiste il mondo in cui sei e sarai chi sei per sempre, un luogo terreno dove al massimo puoi concederti il lusso di migliorare. E poi, c'è la realtà, quella ideale, sede della perfezione, in cui sei chi lasci credere tu sia a uno, a nessuno, a centomila, una vita, nella quale, pur essendo tua per loro, non puoi penetrare. Una realtà che non ti è concessa vivere ma solo, interpretare.


Esiste il mondo e, poi, c'è la realtà parallela, dove gli schermi sono lo specchio dell'anima e tu l'allodola. Il mondo reale, e poi, una realtà parallela, dove la chirurgia plastica è superata e sono gli editor a compiere i miracoli estetici. In cui sono tante le maschere e pochi i volti. Dove c'è meno silicone, più color filter.


Esiste il mondo reale, e poi, una vita parallela in cui un giorno esisti e, quello dopo, non ci sei più. A questa realtà si è dato un nome e, delle volte, piace chiamarla Facebook. Una realtà parallela, imprescindibile dalla vita vera, che sa ribellarsi e trascina, modifica i comportamenti e prende in ostaggio i ricordi, l'identità le amicizie.


Facebook, una realtà che ti costringe ad essere un Mattia Pascal inerme che guarda da fuori il mondo e pensa:


"io mi vidi escluso per sempre dalla vita, senza possibilità di rientrarvi"

Facebook, una fiction in cui sei un personaggio sprovvisto di autore che si lascia guidare dai fans - che piace chiamare followers (anche se a seguirli sei sempre e solo tu) - attori a loro volta, di un circolo vizioso in cui il mondo reale, Padre del tuo vero io, non è conteplato.

Attori: Finzione! Finzione! Padre: Ma quale finzione, realtà! Realtà, signori, realtà.

Un tempo, magari non molto lontano, al posto di blocco gli agenti di polizia, piuttosto che la patente e il libretto di circolazione, chiederanno di favorire username e password. Si aspirerà ad essere più simili al proprio avatar online, piuttosto che ad una celebrità. Con la fronte aggrottata ci si concentrerà a somigliare più a se stessi. E se ci si ammalerà, sarà di impopolarità e di inettitudine, tutti in coro urlando contro al mondo:

Macché realtà! Finzione, finzione!

Ma fino ad allora, mi piace pensare che Pirandello aveva solo predetto Facebook.


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