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  • Immagine del redattoreLaura Spadoni

La conchiglia e il pescatore

Nascosta nell'oscurità delle acque brune e cullata dalle onde, una conchiglia se ne stava adagiata sul fondale ad ammirare la vita che le nuotava accanto.

Senza pinne e senza parola, l'esistenza del piccolo guscio di mare era statica e si consumava lenta. L'anima di una così piccola creatura incapace di agire, impotente nell'immenso oceano blu, era pesante.


La giovane creatura se ne stava notte e dì ad ammirare il mondo marino senza mai riuscire a prenderne parte. Buona e generosa, viveva della felicità degli altri e servizievole aiutava il prossimo, sfruttava tutte le forze a sua disposizione pur di compiere del bene, senza chiedere mai nulla in cambio. Il suo triste destino però la alienava, la sua diversità la isolava. Un diamante allo stato grezzo, pieno di grandi qualità ma calpestato.


Un giorno la tenera conchiglia origliò le chiacchiere di un banco di pesci pagliaccio i quali, spavaldi, si preparavano al debutto, esercitandosi per il nuovo spettacolo. L'arte dei pesci pagliaccio è quella di infangare chiunque per ottenere fama e successo e quella mattina deridevano i molluschi dalla corazza pesante, perchè incapaci di danzare nella spuma nivea.


Le parole pungenti dei pesci e la loro perfidia scalfirono il guscio duro e resistente della conchiglia e un piccolo sassolino s'intrufolò nella ferita. Per giorni e giorni versò lacrime. Quelle gocce di dolore brillavano come i raggi argentati della luna quando tagliano le acque dell'oceano.


Stanca e disillusa, la piccola creatura si sentiva pronta a fare il grande salto e compiere la metamorfosi. Spoglia di ogni emozione, vuota e incapace di sopportare il peso dell'anima stretta nel guscio, da mollusco si sarebbe trasformata in granello di sabbia e avrebbe trascorso l'eternità sepolta nel cimitero di coloro che non sono legati ad alcun ricordo, delle esistenze fugaci, non commemorate, immerse nella piena solitudine. Determinata ad abbandonare l'anima e sgretolarsi, la conchiglia invocò l'aiuto dei pesci pulitori.


I pesci erano pronti e avrebbero agito subito. Accerchiarono la conchiglia e si prepararono ad attaccare.

La mano calda di un pescatore, ammaliato dalla bellezza della conchiglia argentata, scacciò i pesci e afferrò la creaturina. Una volta salito sulla sua imbarcazione si sedette e con un coltellino da caccia, aprì piano il guscio.


Il cuore della conchiglia era una splendida perla preziosa, grande, levigata, dal valore inestimabile. Il pescatore la raccolse e la nascose in una tasca guardandosi attorno con aria di chi ha scovato un tesoro e non intende dividerlo con nessun altro. Era eccitato, stupito. Avvicinò la conchiglia all'orecchio e ascoltò la sua voce, un canto dolce:


"Grazie per avermi donato la libertà"


La barca del vecchio pescatore era illuminata dalla luce del tramonto. Impigliati nella rete i pesci pagliaccio guizzavano soffocando.

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