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Il solstizio d'inverno è una fermata del tram

  • Immagine del redattore: Laura Spadoni
    Laura Spadoni
  • 22 dic 2025
  • Tempo di lettura: 1 min


Il solstizio d'inverno è una fermata del tram.

Non un tram qualunque nel mondo, ma un 5, un 8, un 14, uno di quelli di periferia, nella Capitale, di quelli che quando arrivano, ti stupisci, quasi alteri, di quelli che ti lasciano con l'amaro in bocca.


E' quell'attesa senza limiti definiti su una banchina imposta e necessaria. Quella parentesi di stallo obbligato, anche se anelato, forzato, anche se ambito. Una sospensione dal solito rumore di fondo che anestetizza, con raffinata dolcezza, il rumore lì in fondo.


Il solstizio d'inverno è una fermata del tram che non intende passare. Di quelle dove ogni tanto ti sporgi con lo sguardo, come se potessi forzare l’arrivo, ma i binari restano vuoti. E' tempo che si dilata, si fa viscoso, ti trattiene. Le mani che cercano qualcosa da fare, i piedi che vorrebbero muoversi, ma non c’è dove andare.


Il solstizio d'inverno è una fermata del tram dove poco hai da fare ma molto da sentire. Non c'è da danzare, da suonare, da interpretare, scrivere, ascoltare, distrarsi, concentrare, cantare, dormire, mangiare, spuntare, dover finire. C'è da accogliere gli angoli spigolosi di tutte quelle cianfrusaglie di cui ci ostiniamo a riempire il cuore eche sappiamo di doverci disfare, per non graffiarlo, scalfirlo, ma che continuiamo ad accumulare.


Il solstizio d'inverno è una fermata del tram. Una banchina vuota dove mi imploro.

"Dimmi di me".

 
 
 

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