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  • Immagine del redattoreLaura Spadoni

Nodi.

Aggiornamento: 11 apr 2018



Un filo. Una corda. Una ciocca di capelli. Un tubo di gomma.

Dell'impasto, come un serpente, sul tavoliere sporco di farina. Della gomma-pane. Il DAS, e le dita impiastricciate di un bambino creativo al suo primo giorno d'asilo.

Lacci logori di un paio di scarpe rotte, quelli soffici di un paio di calzature bianche indaco, appena tirate fuori da una scatola di cartone lasciata distrattamente da un corriere.


Un elastico spezzato, il tratto di una penna su un foglio, lo spray di una bomboletta su un muro. Due strade, due braccia di una stessa persona, due braccia di persone distinte, uno stomaco, anche due.

Due anime, due cuori, due menti.


Nodi.

Ci hai mai pensato?!

Amiamo circondarci di nodi. Mai fatto caso?!

Tanti piccoli intrecci di forme diverse, alcuni che stringi forte e speri non si sciolgano più, perché tengono insieme due entità diverse, o due parti indissolubili di una stessa unità, che devono necessariamente essere uno. Ed altri, sfuggenti, fatti con distrazione che, come l'intreccio debole che trattiene il foulard al collo di una bella ragazza in motorino, al primo soffio di vento, potrebbero sciogliersi e smettere di esistere. Volare via, chissà dove.


Nodi.

Origini antichissime, quelle dei legami. Antiche quanto l'uomo.

Nella preistoria i primi utensili partivano dall'unione, da un unico singolo nodo che sapeva creare quel ponte tra due cose e renderle diverse, nuove, più importanti, renderle Uno.

Si intrecciavano fibre per creare un arco a partire da un ramo. E si legavano le punte di ossidiana e selce ad un bastone, per creare frecce.

Nell'antico Perù i nodi su un filo di nylon parlavano il quipu, una primitiva forma di scrittura, forgiata sul modo in cui le anime sanno comunicare tra loro.

In antico Egitto, le trame e i fitti intrecci davano vita agli indumenti, i più belli ed eleganti destinati ai Faraoni. I graffianti e orticanti capi, avrebbero nascosto appena le ferite degli schiavi e della loro stirpe. Ci pensi? Sono gli stessi tessuti che ancora oggi decorano le più eleganti vetrine e coprono i meno fortunati all'angolo di un marciapiede freddo.


Semplici, nodi.

Nodi che in mare sanno portarti lontano - come i legami che ognuno di noi stringe nella vita - e che invece, se fatti male, possono portarti allo smarrimento, in chissà quale angolo di mare, di oceano, di acqua, di vuoto, di desolazione.


I nodi. Ci pensi?

Sono nodi quelli di cui abbiamo bisogno quando una ferita si apre e, da sola, non sa rimarginarsi. All'ospedale, come nella vita.

Gli stessi che ornavano i capelli delle matrone romane e che si formano a tua insaputa, e fanno male, quando provi a spazzolarli via, quando provi a sbrogliarli con prepotenza.


Nodi.

E' di nodi che siamo fatti. Ci pensi?

E non importa quanto stretti, quanto solidi, quanto creativi, quanto importanti. Se fatti di fibre nervose, di vasi sanguigni, di pensieri, di gusti, di attitudini.

Se nati da braccia, da dita, da gambe, da anime.

Alcuni sfuggono dopo qualche anno, (le insegnanti, i compagni di scuola, i vecchi coinquilini, gli ex colleghi), altri dopo qualche ora, (un meeting, un party, un corso di formazione) altri ancora dopo pochi istanti, (una stretta di mano, l’incrocio di sguardi).

Ci sono poi quelli che restano per sempre, (...) parentesi vuote, che lasci riempire dal tempo.


Pensaci, tienili a mente, non darli per scontati, i Nodi.

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