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Ancora 1
  • Immagine del redattore: Laura Spadoni
    Laura Spadoni
  • 9 apr 2018
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 11 apr 2018



Un filo. Una corda. Una ciocca di capelli. Un tubo di gomma.

Dell'impasto, come un serpente, sul tavoliere sporco di farina. Della gomma-pane. Il DAS, e le dita impiastricciate di un bambino creativo al suo primo giorno d'asilo.

Lacci logori di un paio di scarpe rotte, quelli soffici di un paio di calzature bianche indaco, appena tirate fuori da una scatola di cartone lasciata distrattamente da un corriere.


Un elastico spezzato, il tratto di una penna su un foglio, lo spray di una bomboletta su un muro. Due strade, due braccia di una stessa persona, due braccia di persone distinte, uno stomaco, anche due.

Due anime, due cuori, due menti.


Nodi.

Ci hai mai pensato?!

Amiamo circondarci di nodi. Mai fatto caso?!

Tanti piccoli intrecci di forme diverse, alcuni che stringi forte e speri non si sciolgano più, perché tengono insieme due entità diverse, o due parti indissolubili di una stessa unità, che devono necessariamente essere uno. Ed altri, sfuggenti, fatti con distrazione che, come l'intreccio debole che trattiene il foulard al collo di una bella ragazza in motorino, al primo soffio di vento, potrebbero sciogliersi e smettere di esistere. Volare via, chissà dove.


Nodi.

Origini antichissime, quelle dei legami. Antiche quanto l'uomo.

Nella preistoria i primi utensili partivano dall'unione, da un unico singolo nodo che sapeva creare quel ponte tra due cose e renderle diverse, nuove, più importanti, renderle Uno.

Si intrecciavano fibre per creare un arco a partire da un ramo. E si legavano le punte di ossidiana e selce ad un bastone, per creare frecce.

Nell'antico Perù i nodi su un filo di nylon parlavano il quipu, una primitiva forma di scrittura, forgiata sul modo in cui le anime sanno comunicare tra loro.

In antico Egitto, le trame e i fitti intrecci davano vita agli indumenti, i più belli ed eleganti destinati ai Faraoni. I graffianti e orticanti capi, avrebbero nascosto appena le ferite degli schiavi e della loro stirpe. Ci pensi? Sono gli stessi tessuti che ancora oggi decorano le più eleganti vetrine e coprono i meno fortunati all'angolo di un marciapiede freddo.


Semplici, nodi.

Nodi che in mare sanno portarti lontano - come i legami che ognuno di noi stringe nella vita - e che invece, se fatti male, possono portarti allo smarrimento, in chissà quale angolo di mare, di oceano, di acqua, di vuoto, di desolazione.


I nodi. Ci pensi?

Sono nodi quelli di cui abbiamo bisogno quando una ferita si apre e, da sola, non sa rimarginarsi. All'ospedale, come nella vita.

Gli stessi che ornavano i capelli delle matrone romane e che si formano a tua insaputa, e fanno male, quando provi a spazzolarli via, quando provi a sbrogliarli con prepotenza.


Nodi.

E' di nodi che siamo fatti. Ci pensi?

E non importa quanto stretti, quanto solidi, quanto creativi, quanto importanti. Se fatti di fibre nervose, di vasi sanguigni, di pensieri, di gusti, di attitudini.

Se nati da braccia, da dita, da gambe, da anime.

Alcuni sfuggono dopo qualche anno, (le insegnanti, i compagni di scuola, i vecchi coinquilini, gli ex colleghi), altri dopo qualche ora, (un meeting, un party, un corso di formazione) altri ancora dopo pochi istanti, (una stretta di mano, l’incrocio di sguardi).

Ci sono poi quelli che restano per sempre, (...) parentesi vuote, che lasci riempire dal tempo.


Pensaci, tienili a mente, non darli per scontati, i Nodi.

 
 
  • Immagine del redattore: Laura Spadoni
    Laura Spadoni
  • 5 ott 2017
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 11 apr 2018


Ci sarà un caffè amaro al mattino che dirotterà la tua giornata. L'umore incerto come il cielo alle prime luci dell'alba e la voglia di rimboccare le coperte sui pensieri dal polo negativo, per soffocarli nel buio di un sonno ristoratore.

Ci sarà il treno affollato e tu stipato in un angolo, aggrovigliato a sagome incerte, circondato da volti ignoti. E ci sarà la sensazione di oppressione e, insieme, solitudine quando, impigliato in una rete di braccia e cuori, ti sentirai stretto nella morsa della tua diffidenza che come un muro divide il tuo mondo da chi mai conoscerai.

E ci sarà chi, con fare distratto, strattonerà lo zaino che porti in spalla da tutta una vita e proteggi da mani curiose e idee sporche. La tua borsa rattoppata dalla zip guasta che fai fatica ad aprire, la Tua, che ad ogni gomitata estranea senti il bisogno di stringere. E la schiena ingobbita per il peso dei sogni che nascondi al suo interno, accartocciati nel fondo e mischiati insieme a tutte le cose di cui hai bisogno ma che hai dimenticato di aver riposto al suo interno.


Ci sarà l'inadeguatezza dei tuoi anni. Il fastidioso disagio inferto delle sedie troppo basse per raggiungere le tue ambizioni. E ci sarà la vista annebbiata, le ciglia umide, le guance rigate quando la resa avrà il sopravvento. E poi ci sarà la paura a farti da balia e da guida quando aggirerai gli ostacoli della vita, oltre i quali si cela il tuo infinito e la tua meta.


E ci saranno i muscoli che bruciano, i crampi e le contratture durante la tua personale corsa alla felicità. Ci sarà l'affanno a rimbombare nelle orecchie e la gola secca ad importi il silenzio. E ci sarà il dolore e la voglia di mollare. Ci sarà l'acido che si insinua e scorre nelle fibre del tuo cuore.

Ed il tempo per te stesso che si allontana tagliando il traguardo per primo. Ed il tempo per le responsabilità che ti semina. E tu troppo indietro per entrambi.


Ci sarà il sentirsi donna e maledirsi. Ci sarà la domenica per il trucco leggero, i capelli fuori posto e le imperfezioni. E i giorni a venire, per il rossetto rosso che stenderai sulle labbra quasi a convincerti che la forza sta tutta lì, concentrata in uno stick, dandola vinta al mondo e alle sue regole. Così ti macchierai del colore del sangue, per sentirti migliore.


Ci sarà il tuo volto senza veli davanti ad una platea di sguardi nascosti dietro ad un burqa. E ci sarà una nuova era e l'impotenza davanti alla tirannia dello specchio, dello schermo - di un display, di una bilancia. E il ribrezzo per te stesso per l'incapacità di conferirti un titolo, pur essendo pieno zeppo di etichette.

Ci sarà la voglia di infliggerti colpe che non hai per far da scherno agli indici puntati contro, ai pollici di pixel alzati a tuo favore. Ci saranno i giudizi affilati come artigli a graffiarti il cuore. E le esistenze come mura di cinta che proteggeranno le proprie opinioni dalla potenza del dialogo.


E la nostalgia. Ci sarà,

a ferire.


E l'influenza nel weekend. La pioggia a ferragosto. Il gelo senza guanti. La lingua scottata dalla cioccolata calda. I chilometri che separano, la distanza che divide, l'assenza che assorda. La notte senza stelle. Un istante senza sogni. II buio.


Ma ci sarà,

a lenire.

La voglia di fare. Il coraggio dietro alla paura. Lo spirito agonistico a sfidare le lancette e le avversità del domani. L'amore per se stessi e verso gli altri.

Un grazie di troppo. Una risata.

Il sì a sostituire il no, il tu dopo l'io, Il mare dentro, che con la risacca, prende lo sconforto e restituisce pace. E l'impeto di un'onda che nasce dall'interno e spazza via i frammenti di dolore che inquinano la giornata che uno avrà.


E poi ci sarà sempre una penna, a disegnare curve su un foglio e, insieme, ad inciderne una sul viso. Con un tratto fugace, all'insù.

 
 
  • Immagine del redattore: Laura Spadoni
    Laura Spadoni
  • 2 ott 2017
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 11 apr 2018

Alcuni di noi nascono uomini per errore, per distrazione. Indossano una corazza che cela a malapena il loro animo di farfalla. Brulicano per le strade, nascosti all'ombra del giorno, ed hanno gli occhi belli, di quelli che se li incroci poi ti sorridono e con un battito di ciglia, leggero leggero, ma tanto potente da generare un uragano dall'altra parte dell'universo, ti raccontano di sé.


Ci sono uomini che si posano sugli spigoli del mondo con la stessa meticolosa attenzione di una farfalla, e che ad un solo tocco cadrebbero in mille pezzi anche se hanno saputo strisciare tra gli anfratti bui della vita, alla periferia della bellezza.

Sono questi gli uomini che ad ogni incertezza, ad ogni sentore di cambiamento improvviso, potrebbero rintanarsi in una crisalide e nascondere il loro cuore ad un incombente pericolo. Sono donne e uomini che vivrebbero la loro esistenza come se durasse un solo giorno, una settimana appena forse, gioendo del loro quotidiano e riconoscibile presente.


Se anche tu sei un animo di farfalla, ricordati di sbattere le ali, di colorare il buio, ricordati della serendipità. Non dimenticarti di quella inaspettata bellezza che si cela al di là dell'ignoto e della paura. Di quell'ebrezza che prova solo chi sa aprirsi alla vita, al rischio. Non dimenticare la bellezza dell'arcobaleno dopo una tempesta, l'emozione davanti ad una vista mozzafiato alla fine di una ripida salita. Non perdere di vista l'importanza del cadere, se poi a rialzarsi è un altro te. Non soffrire l'inverno, se ad aspettarti ci sarà la primavera. Ricordati che il graffio di una pillola e il suo velenoso sapore sapranno renderti più forte e ricorda che dietro ogni fine c'è sempre un nuovo inizio. E che la serendipità sta tutta lì, nell'inaspettata rivelazione di qualcosa che ci coglie all'improvviso e sa dare senso e direzione al nostro sentiero. Perché ciò che non uccide, è serendipità.


E la serendipità è il senso di ogni cosa che, tu insolita farfalla in un corpo così grande, saprai cogliere solo quando, rinascerai ancora una volta. Più forte che mai.

 
 
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